"Un altro italien de Paris"
Maurizio Fagiolo dell'Arco
Dimenticare Cascella. Forse è il giusto esercizio mentale per tentare di ritrovare il valore della pittura d'un artista che ha avuto all'occhio infallibile dei critici d'arte un grande torto: avere successo. Ci pensano loro, gli storici dell'arte, a disprezzare quotidianamente quella sua pittura di paesaggi secondo loro provinciale, quella sua vita che conoscono soltanto per gli ultimi quarant'anni, proprio come (fatte le dovute proporzioni), quando ero giovane, si screditava Giorgio de Chirico perché avevano dimenticato l'accavallarsi epico dei suoi periodi di pittura fino ai cinquant'anni di età¹.
Come storico dell'arte, ho sempre sentito il dovere di ricostruire la vera storia di un pittore. E Michele Cascella una sua storia peculiare e assoluta, ce l'ha: come tanti (tutti?) i pittori italiani. Ha avuto illuminazioni e lampi di genio. Come è accaduto a altri artisti (penso a Sciltian)² , una sorta di maledizione si è accanita su un pittore divenuto sconosciuto perché troppo noto. Vorrei in questo testo ricostruire il periodo parigino di Michele Cascella a cavallo del 1930. Un momento molto intenso, fatto di quadri felici (oscillanti tra Utrillo e de Pisis) e mostre memorabili (nelle stesse gallerie degli Italiens de Paris), acquisti dello Stato francese e presenza nel Musée Jeu-de-Paume aperto nel gennaio 1933.
"Isolato di qualità"

I primi quarant'anni

"Come tutti i solitari e gli isolati di qualità, della propria solitudine e del proprio isolamento si è fatto un punto d'onore e di riferimento anche per tutto il proprio lavoro di pittore". Così parlò Paolo Volponi, mio amico di scorribande in cerca di quadri barocchi e amante di Giorgio de Chirico (possedeva un suo capo-lavoro böckliniano)³.
Cascella è un isolato per le sue origini? È vero, nasce a Ortona (1892), ma penso che pochi artisti come lui si sono sforzati di lasciare il proprio campanile alla ricerca dell'Europa. Milano e Londra, Parigi e New York: poche città gli sono estranee. Esordisce nel 1907 a Milano alla "Famiglia Artistica" in via San Raffaele, dove espone accanto al fratello Tommaso: sono figli d'arte perché il padre Basilio è un artista (tra verismo e liberty) non trascurabile. La mostra è notata da Vittorio Pica (e che cosa non ha notato il grande Pica?) che gli dedica un articolo su "ll Secolo".
In prima pagina.
È anche appoggiato (o fa finta di esserlo) dal divino Gabriele, e come D'Annunzio, cerca la gloria a Parigi dove espone nel 1909, sempre insieme al fratello Tommaso. Una recensione memorabile appare su "L'Humanité"4 in occasione della mostra presso la Galerie Druet, rue Royale: Michele ha sedici anni.
L 'anno seguente espone anche al Salon d'Automne, ma senza sbarcare alla Gare de Lyon. Parigi è una terra promessa in quegli anni. Lo ripeto da tempo, fino alla nausea, e ho voluto dimostrare questa tesi, almeno per il periodo intorno al 1930, in una mostra recente (Les italiens de Paris).5 Ma già nel primo decennio, nei bar di Montmartre e di Montparnasse, si può sentire il linguaggio toscano (Modigliani, Severini, Paresce) accavallarsi al marchigiano (Licini) e al lombardo (Dudreville, Bucci, Bernasconi).
Michele pubblica a Pescara tra il 1912 e il periodo di guerra alcune litografie sulla rivista di grande formato "L'Illustrazione Abruzzese" (poi "La Grande Illustrazione"), dove viene a trovarsi accanto a Gino Severini e Gaetano Previati, oltre che a molti letterati (Sibilla Aleramo, Camillo Sbarbaro, Grazia Deledda). Conosce anche Marinetti e Boccioni, oltre a Margherita Sarfatti. Alla fine della guerra si trasferisce a Milano. Vive per un breve periodo in una soffitta insieme a Clemente Rebora; conosce i Dioscuri nati a Volos e Atene. De Chirico gli serberà amicizia per quasi mezzo secolo.
Un episodio poco ricordato è l?esposizione a Roma (10 aprile 1919) nella ormai mitica galleria di Anton Giulio Bragaglia, inaugurata dalla clamorosa personale di Giacomo Balla (4 ottobre 1918) e dove si è tenuta in gennaio la memorabile mostra metafisica (un fiasco) di Giorgio de Chirico. Cascella espone 56 lavori: notati da molti sono i fiori dipinti al fronte.6 Scrive Cipriano Efisio Oppo: "Cascella si serve dell'inchiostro di china, si accovaccia in posa buddistica, e sulla tavola di legno odorosa, appunta ben tirata la sua carta Fabriano, e incomincia con una penna Perry il suo delicato lavoro di contorno di fusti, delle erbe, dei bersaglieri nudi".
"In questi quadri c'è una grande festa cromatica": è Arturo Lancellotti a annotare questa sorta di progetto per il futuro. Vittorio Emanuele II visita la mostra il 3 maggio: pare che i suoi riservati colloqui col pittore vertessero sul nome del paese dipinto e sul numero degli abitanti...
Locandina della mostra alla Galerie Georges Petit di Parigi. 1930.
Michele Cascella ritratto da Giorgio de Chirico a Roma. 1950.
"Une grande foi"

Mostre parigine 1929-1932

A cavallo del 1930, Michele Cascella lo possiamo incontrare a diverse riprese a Parigi: stanziale o di passaggio. ll critico del giornale "Paris Midi", G. J. Gros (29 gennaio 1931), nota la "grande fede" di questo abruzzese non ancora quarantenne che si è ricongiunto a quel variegato microcosmo di sradicati felicissimi. De Chirico e Savinio, Tozzi e De Pisis, Severini, Campigli e Paresce, ma anche i futuristi, a volte presenti alle inaugurazioni delle mostre di Cascella (Prampolini, Fillia). Negli anni Venti, Parigi rappresenta per gli artisti una meta di pellegrinaggio oltre che un luogo di incontri.
"Come Atene ai tempi di Pericle", assicura Giorgio de Chirico. 72.000 artisti e 1.200 associazioni che li rappresentano: questo un rilevamento statistico di Enrico Prampolini alla fine del 1931. Testimonia Antonio Baldini:
"Gli stessi parigini vivono in una spaventata ammirazione delle tanti parti di città che non arriveranno mai a conoscere. Son mille chilometri di sviluppo stradale; come dire che il groviglio delle strade parigine, una volta tutto sgomitolato, porterebbe da Parigi a Roma".7

1930, 1 - 15 marzo,
Galerie Georges Petit.

Cascella espone 28 quadri in quella
galleria che ha visto molte mostre di italiani e ospiterà il 16 giugno 1932 una importante retrospettiva di Picasso.8 L'introduzione nel catalogo di Cascella è firmata da un autorevole critico d'arte, Vincenzo Costantini:
"Né en 1892 dans les Abruzzes, fils et frère de peintres, Michel Cascella est un des artistes les plus ardents de la nouvelle école italienne qui s'intitule "strapaese", c'est-a-dire ultra régionaliste. A travers la forme, il cherche à nous montrer tout ce que la terre italiènne contient d'intime et de spirituel.
L 'élégie, le mysticisme, l'humour, le pathétique, la poésie sont les sentiments qu'il esprime dans ses paysages imprégnés de tendresse native, dans ses figures animées d'une verve joyeuse. Dejà très apprécié en Italie, a Londres, à New-York, Michel Cascella vient exposer à Paris quelques-unes de ses oeuvres récentes et nous ne doutons pas qu'il trouve parmi nous l'accueil sympathique que mérite son intéressant effort".
Diverse, le recensioni nei giornali francesi e italiani. Segnalo la corrispondenza di Camillo (non è indicato il cognome) ne "Il Piccolo della sera" di Trieste (13 marzo), oltre al trafiletto nel "Corriere della Sera" (2 marzo):
"Non c'è nessuna stranezza "d'avanguardia", nessun "enigma futuristico", nessuna "Babele cubistica"; ma un'arte bella, fresca, pura, dominata da un impeto selvaggio d'ispirazione, e servita da una tecnica magistrale. Un pubblico assai numeroso ed eletto, fin dal primo giorno visitò la magnifica esposizione nella rinomata Galerie Georges Petit, e non lesinò la lode più sincera, più entusiastica, al giovane e valorosissimo pittore abruzzese. La critica - cosa assi rara - fece coro, nella lode, col pubblico. Arsène Alexandre scrive testualmente nel "Figaro": Michele Cascella ci allontana dalle banali orgie di colore di tanti pittori d'ltalia. Egli mette una grande profondità negli aspetti commoventi, impregnati d'una vena di malinconia".
"Un'arte dominata da un fresco e quasi selvaggio impeto d'ispirazione e servita da una tecnica squisita, che pur non vuole essere mai fine a se stessa. Ecco la novità che il pubblico è stato lieto di scoprire nell'arte del Cascella. Già in questa prima giornata la mostra è stata visitata da un pubblico assai numeroso ed eletto, nel quale erano rappresentati largamente l'aristocrazia del nome e quella dell'arte. Abbiamo notato: il conte Manzoni, l'ambasciatore del Brasile Souza Dantas, donna Maria D'Annunzio principessa di Montenevoso, la principessa di Mesagne, la contessa Trotti, il comm. Ballerini, Camillo Antona Traversi, Lionello Fiumi e fra gli artisti oltre i critici d'arte Andrea Doderet e Giorgio Oudard, i pittori Maliavin, Prampolini e Fillia."
Lionello Fiumi scrive un articolo per "L'Ambrosiano" che si vede rifiutare, insieme a un articolo sulla mostra di Tozzi a Parigi, accennando in una lettera aperta a una probabile gelosia del titolare per la critica d'arte Carlo Carrà.9 Un suo lungo articolo appare invece ne "l'Adriatico" di Pescara:
"E Parigi dove c'è posto per tutti, dove il tradizionalista più ortodosso può trovare il suo pubblico non meno del rivoluzionario più incomposto, Parigi ha dato una foglia d'alloro anche a Cascella. I giornali ne hanno parlato. Gli amatori hanno indugiato con piacere davanti a quegli acquerelli e quelle guazze dove con pochi toni fondamentali e con svelta tenerezza velata d'umorismo, l'artista fa rivivere paesaggi di questa nostra Italia."
Una lunga relazione sulla mostra si legge sul "Corriere della Sera" ("Corriere parigino" 20 marzo). Parla del ritorno di Cascella da Londra e dei quadri dipinti nelle brume anglosassoni, ricorda la difficoltà del pittore nello spiegare a una signora il valore del termine "strapaese" che appare nell'introduzione di Costantini. Un'altra relazione si deve a Maurizio Zazzetta, corrispondente parigino del "Giornale dell'Abruzzo e Molise" (Roma 8 maggio):
"Una ricerca minuziosa ed intelligente del soggetto da ritrarre, una severa e positiva volontà di comprimere l'esuberanza del pennello nei limiti del vero, il desiderio onesto di non mutare la posizione reale delle cose, di non inventar nulla di più bello di ciò che si vede [...]. Cascella tutto ha visto e tutto ha riportato sulla tela con fedeltà indiscutibile. Le sagome notissime dei principali monumenti cittadini, pur servendo di sfondo obbligatorio per talune tele, risaltano immacolate o solenni, pur acquistando nell'assieme una cert'aria di spigliatezza nuova [...].
ll successo è stato dunque assicurato sia per l'Esposizione testè chiusasi, sia per quella che dovrà portare ancora una volta agli onori della ribalta artistica il giovane pittore abruzzese nel prossimo mese di novembre."
Il successo parigino rivaluta le quotazioni di Michele Cascella in Italia. Il 27 aprile espone a Torino (Galleria Codebò), il 5 maggio è presente all'inaugurazione della Biennale di Venezia dove ha un curioso incidente con l'autorevole Ugo Ojetti.10 Espone sette opere in tre diverse sale: Ugo Ojetti dichiara sul Corrierone, giusta vendetta, che si tratta di composizioni "aride e vuote".
Veduta di Parigi. 1932.
1931, 19(?) gennaio -
10 febbraio, Galerie 23


In rue de la Boétie, dove hanno
esposto nell'inverno 1929-1930 "Les Peintres Futuristes italiens" guidati da Gino Severini, Cascella presenta un gruppo di dipinti appropriatamente segnalati dalla critica. Scrive il grande André Salmon:11
"Nous avions déjà vu de ses oeuvres. Il est, comme le dit excellemment notre bon doyen M. Arsène Alexandre, "véridique et poétique". Une de ses toiles s'intitule "Souvenir de Paris". Elle n'est pas la moins "véridique" et c'est assez indiquer du tempérament de cet artiste d'avenir".
Arsène Alexandre, l'influente arbitro delle arti parigine, ricordato da Salmon, ha scritto sul "Figaro":
"Dejà, a la Galerie Georges Petit l'an dernier, dans une petite salle écartée pourtant, les esprits perspicaces et enthousiastes avaient déniché et admiré cet art sobre à la fois et passioné, sobre de couleur, profond d'impression, et, pour dire les mots qui le résument, poétique dans sa vérité, vrai dans sa poésie. Aujourd'hui il présente à la Galerie 23 tout un ensemble plus important de paysages qui permettent de voir que ces éloges et ce pronostic n'ont pas d'exagéré. Le sentiment de recueillement melangé a inquiétude qui le caractérise et qui pourtant se nuance d'affectueuse sympathie et s'exprime en un dessin souple et spontané, il donne aux motifs les plus divers cet accent de pénétrante sympathie. Ce peintre est en même temps un poète des apparences et des valeurs. Ce sont en effet, les précieux dons l'emploi des valeurs qui du point de vue technique donnent à ses paysages leur éloquence matérielle immédiate. Leur éloquence sentimentale ne tarde pas à s'imposer d'une manière plus insinuante e plus durable, car c'est le sentiment qui a le premier inspiré l'amour du motif choisi, la méditation contemplative de ces rues humbles et fières. En même temps de cette terre italienne qui ne pourra jamais connaître l'infortune de se moderniser completement il évoque à chaque instant l'esprit antique le plus vénérable. Cela ne l'empêche pas de rendre, par les mêmes moyens les aspects les plus fourmillant des villes modernes comme Milan et même certains souvenirs ou notations de Paris."
Da segnalare anche la nota di Paul Fierens, un altro autorevole arbitro della Parigi artistica, che recensisce la mostra accanto a quella di Filippo de Pisis "Au Quatre Chemins."12
Si segnala anche la recensione di G. J. Gros ("Paris-Midi" 29 gennaio): "Une Italie grave, un peu triste. Couleur terne et dessins par contre assez nerveux".
"Certains paysages de Paris et de Londres prennent même à travers leurs grisailles cette atmosphère limpide des grands ciels italiens. On n'est bien le poète que du pays où l'on vient au monde. Michele Cascella peint le miracle avec humilté et les paysages avec une ferveur pénétrante. Une grande sérénité est à la base de son talent si placidement ordonné, de son observation si volontairement simple."
Un risultato non secondario della mostra è l'acquisto da parte del governo francese di un quadro da destinare al Musée Jeu-de-Paume: "L'État vien de faire preuve d'un goût fort délicat", nota un cronista.13
Veduta di Parigi. 1930.
1932, 27 giugno-25 luglio,
Galerie Bernheim Jeune
.
In questo spazio frequentato anche da altri Italiens de Paris, Cascella espone vedute di Parigi e di Roma. Una interessante recensione è di Pierre Berthelot che riproduce il quadro Roma via Aurelia che verrà acquistato in mostra dallo Stato.14
"L'atmosphère méridionale, pour trop d'artistes, n'est qu'un terrible conflit de teintes assez crues lut tant sous l'implacable lumière d'un soleil déchaîné, et beaucoup croiraient forfaire s'ils ne peignaient une Provence ou une Italie truculente et bigarrée. Peintre italien peignant en Italie, Cascella donna, l'an dernier, la même leçon et y revient cette année. Aucune teinte ne sonne en fanfare pour détruire l'harmonie, très précieuse, de ces paysages aux ciels alourdis d'eau, au sol épuisé ou trop riche. Il pèse sour le tout une espèce de lassitude extrêmement prenante".
Una nuova piccola consacrazione è l?acquisto di un quadro da parte dello Stato francese, per il Musée du Luxembourg.15

1933, fine gennaio,
Musée du Jeu-de-Paume


Si inaugura nei Jardins des Tuileries il Musée des Écoles Étrangères. Una rispettabile sezione è riservata all'arte italiana. La mostra "22 artistes Italiens Modernes" che si è tenuta nella precedente primavera nella Galerie Georges Bernheim è stata in certo senso l'occasione: l'industriale De Angeli Frua, dietro sollecitazione di Vittorio E. Barbaroux e con l'assenso del direttore del museo, André Dezarrois, acquista presso la mostra dodici quadri. Da notare i Gladiatori di de Chirico, la natura morta classica di Severini, una nervosa natura morta di de Pisis, la Primavera di Tozzi (poi sostituita con Solitude). È un momento importante della penetrazione degli italiani a Parigi, come si legge negli articoli di Mario Tozzi ("ll Secolo XIX", Genova gennaio; "Popolo di Brescia" 2 febbraio).16 È proprio Tozzi a notare che l'opera esposta di Michele Cascella era già in possesso dello Stato francese.

Un codicillo 1937, un epilogo 1949

Michele Cascella partecipa anche
alla Exposition Universelle del 1937 (quella di Guernica e della fontana col mercurio di Calder): ottiene la medaglia d'oro per un quadro raffigurante Capri.
Cascella torna a esporre a Parigi nella Galerie Allard nel maggio 1949. In quella stessa galleria, tre anni prima, erano stati presentati una ventina di quadri di Giorgio de Chirico dipinti da Oscar Dominguez, contro i quali il metafisico ha vibratamente protestato (sarà l'inizio della vicenda dei falsi dechirichiani destinata a diventare una leggenda). I giornali di Parigi e d'ltalia segnalano il successo oltralpe di un pittore che si avvia ai sessant'anni.
Veduta di Parigi. 1932.
"Pittore del paradiso perduto"

Una Parigi tra Utrillo e de Pisis

Tra il 1929 e il 1932, Michele
Cascella deve aver dipinto molto più di quella dozzina di quadri registrati da Giuseppe Bonini nel Catalogo generale17 Sicuramente sono molte le vedute parigine mancanti all'appello: le immagino riapparire una alla volta in questo mezzo secolo nelle bolge dell'Hôtel Drouot e probabilmente rientrare subito (per la loro gradevolezza) in altre case francesi.
La prima immagine (firmata Parigi 1929) riprende un viale alberato. Nel 1930 troviamo un primissimo piano della Tour Eiffel, un Souvenir de Paris che inquadra la Place de la Concorde (esposto a Londra nel 1931 e pubblicato anche in Italia), 18 una visione intitolata Paris à midi. Nel 1931, ricordo il vasto paesaggio con la cupola degli Invalides sul fondo (un soggetto ripreso anche da Giorgio de Chirico) e due vibranti vedute della Senna con Notre Dame sul fondo. Nel 1932, ricordo il vasto panorama con la Madeleine e due vedute piu attente alla natura: il Bois de Boulogne e i giardini di Versailles. E ancora, una veduta con Notre Dame all'orizzonte. Tutto qui.
Il suo metodo di lavoro e la sua idea del paesaggio di Parigi, si possono leggere in un giornale dell'epoca:19 "Dapprima Parigi lo ha sbalordito. Proprio non riusciva a raccapezzarcisi. Però ha deciso di levarsi all'ora in cui molti parigini vanno a letto. "Milano - dice - mi ha insegnato che i grandi centri rivelano il loro vero volto soltanto nelle prime ore del giorno"?. Ed ha preso a dipingere Parigi con una sensibilità immediata e precisa, che almeno in parte potrebbe essere spiegata come questione di latitudine. Spesso gli artisti meridionali, venendo al Nord, "vedono" meglio degli artisti nati e vissuti nel paesaggio che dipingono".
La pittura è accurata e, allo stesso tempo, sfarfallante. Un gradevole incrocio tra Maurice Utrillo e Filippo de Pisis (che lo conobbe e parlò anche della sua pittura). Un incontro, come ha detto alla perfezione Arsène Alexandre ("Veridique et poétique") tra il vero e la poesia: il "miracolo dipinto con umiltà".
Come conclusione (provvisoria) vorrei ricordare qualche parola di un suo amico, che gli fa anche un ritratto nel 1950, Giorgio de Chirico20:
"In the present decadence of painting, landscape has degenerated into a melancholy kind of pseudorealism or into the decorative spirit of the Galeries Lafayette. [...] Fortunately there are artists who feel the duty of sincerity and honesty in art. There are not many of these artists but their number increases and will continue to increase, and to these are entrusted the rebirth and the salvation of painting, and these artists are Italian. Michele Cascella is one of these [...]. In fact, a landscape is extremely difficult, and the realization of a tree, the aerial perspective, the form and anatomy of hills and mountains, are as difficult as the form and anatomy of the human figure. Michele Cascella knows this difficulty and for this has studied landscape with love and attention and has obtained a poetic realism which emanates from his well-studied and well-painted canvases. [...] Michele Cascella is one of the few artists who awake in us the nostalgia of a lost paradise."
NOTE

1 La ricostruzione storica di questo testo si basa in gran parte sul mio archivio, oltre che sulI'archivio di Michele Cascella riordinato da Giuseppe Bonini (autore anche d'un meritorio Catalogo generate), messo a mia disposizione da Pier Paolo Cimatti. Questo lavoro e dedicato a Aifredo Paglione, amico abruzzese, che mi ha fatto conoscere un diverso Cascella.
2 Rimando per Sciltian al catalogo della mostra di Milano, Rotonda della Besana 1980. Ricordo che un critico malignetto (E Vincitorio) scrisse su 'L'Espresso': 'Sciltian espone a Milano presentato da Maurizio Fagiolo: Tamquam potuit pecunia'...
3 Peril testo di Paolo Volponi si rimanda a: P Levi - P Volponi, Michele Cascella ottant' anni di pittura, Giorgio Mondadori & Associati, Milano, 1981.
4 A. Cipriani, Lea Cascella, "L'Humanité Paris 6 aprile 1909.
5 Lea Italiens de Paris. De Chirico e gli atti a Parigi nel 19.30, a cura di M. Fagiolo dell'Arco, C. 1988. Gian Ferrari, Brescia Palazzo Martinengo, 18 luglio-22 novembre 1998, Skira Ginevra Milano
6 Si rimanda a M. Verdone, F. Pagnotta, M. Bidetti, La Casa d'Arte Bragaglia, 1918-1930, Buizoni, Roma 1992. Thale molte recensioni, alla mostra di Cascella, indico: C. E. Oppo in 'U Idea Nazionale', 17 aprile 1919. 0. Vergani in 'Messaggero della Domenica', 20 aprile 1919. Anonimo, Il Re visita la mostra Cascella in c 'L'ldea Nazionale', 3 maggio 1919. A. Lancellotti in 'Corriere d'ltalia', 4 maggio 1919. A. G. Bragaglia in 'Cronache d'Attualità', 5 maggio 1919.
7 Per tutti i testi citati, rimando alla mia introduzione nel catalogo Lea Italiens de Paris (vedi nota 5).
8 Per la grande retrospettiva di Picasso, recensita anche da Savinio, rimando a Les Italiens de Paris, p. 82.
9 La lettera aperta di Lionello Fiumi appare sul 'Giornale d'Abruzzo e Mouse', Roma 20 aprile.
10 La cronaca della vicenda Ojetti è riportata nel giornale '11 solco fascista', Reggio Emilia 6 maggio. Rimando anche alla biografla diP Levi nel catalogo generale a cura di G. Bonini.
11Il testo di A. Salmon è nalla sua rubrica 'Les Arts' in 'Gringoire' (30 gennaio).
12 'Le Journal des dehats' 26 febbraio.
13 La notizia è in un giornale parigino non identificato, ed e registrata anche in Italia (A. B. in giornale non identificato 9 febbraio).
14 P Berthelot, in 'Beaux-Arts' 25 luglio.
15 Il quadro acquistato è Rome via Aurelia. La notizia e registrata in 'L 'Ambrosiano' Milano 9 luglio; 'Tevere' Roma 9 luglio; 'Tribuna' Roma 14 luglio.
16 Altre recensioni: Lo Duca ('La rassegna dell'istruzione artistica', Urbino), e A. Dezarrois ('Paris-Midi' 17 febbraio).
17 Nel Catalogo generate pp.176-182 si possono trovare pubblicati un quadro datato 1929, quattro del 1930, quattro del 1931, cinque del 1932.
18 'L'Italia Letteraria' Roma 26 aprile 1931.
19 'Corriere della Sera' Milano 20 marzo 1930.
20 Michete Cascella in 'The Mid-2Oth Gallery. Los Angeles 9 settembre-1 ottobre 1948'. La galleria fa seguire al testo di de Chirico una appropriata precisazione: non sottoscrive i suoi attacchi al modernismo e a Cezanne in particolare.