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1975-1976. Esce nel 1975 Taccuino di un pittore, che raccoglie altre ricordanze cascelliane e contiene venti disegni originali. Si apre il Museo Basilio Cascella nell'antica sede dello stabilimento litografico, a Pescara, con opere del capostipite, dei figli Tommaso, Giovacchino e Michele, dei nipoti Pietro e Andrea.
L'Artista ottiene la cittadinanza onoraria di Portofino. 1977-1980. Mentre si succedono periodicamente le personali di Cascella, la monografia curata da Paolo Levi, per i tipi di Giulio Bolaffi Editore, ridisegna, attraverso un centinaio d'immagini, il continuum e gli scarti del linguaggio cascelliano, dalle prove giovanili ai dipinti contemporanei. Nel corso dello stesso anno si inaugura ad Ortona la Pinacoteca Comunale intitolata a Michele Cascella. Nel 1978, con l'esposizione di oltre cento opere al Castello Sforzesco di Vigevano, prende avvio la stagione delle grandi antologiche dedicate all'artista. Due anni dopo, infatti, l'Accademia d'Arte 'D. Scalabrino' di Montecatini Terme gli assegna il premio 'Vita d'artista 1979', allestendo nel contempo un 'Omaggio a Michele Cascella' con centodue suoi lavori. Nel 1980 gli viene conferita dal Comune di Milano la medaglia di benemerenza. 1981. L'Esposizione alla Galleria Civica di Campione d'Italia, introdotta da un partecipato testo di Liana Bortolon, segue l'antologica milanese di Palazzo Reale, che segna la definitiva consacrazione di Cascella. Alberico Sala scrive nella premessa al catalogo: 'La voce di Michele Cascella (l'accento abruzzese, che neppure D'Annunzio aveva smarrito, riagalla) mi riporta in mente alcuni versi: 'Se incomincio il foglio bianco (la neve a lungo desiata e già noiosa) scriverò tutto l'anno. Comprometto il sortilegio''. La notte di transito, fra il vecchio e il nuovo anno, Michele Cascella l'ha colmata di esplosioni di colori, nello spazio di un quadro festoso: Fioritura alpestre, una nevicata, i fiori nitidi e leggeri, una nube atterrata sul verde rappreso, fra acque sgelate, soffioni di pallido oro, che il vento disseminerà, maturi per i declivi. 'Si sarà subito tentati di verificare sulla tela la data di stesura, per la freschezza e la vigoria, il nitore dell'immagine, la forza del colore. Questa estrema prova afferma l'incorrotta fedeltà di Michele Cascella alle radici della sua arte, alle prime indicazioni che suo padre, artista sensibile, gli aveva confidato ancora ragazzo. Non sono teorie estetiche (Cascella ne incontrerà ad abundantiam per la sua strada, in tutte le peregrinazioni, Europa e altrove) ma costituiscono, soprattutto oggi, davanti all'ampia messe di lavoro di Cascella, l'unica lente persuasiva per comprendere correttamente il suo itinerario, e valutarne le scelte e gli esiti. 'A patto, naturalmente, che intervenga nell'operazione, abbastanza prodigiosa, la personalità dell'artista con la capacità di cogliere e fissare la presenza poetica del momento. E' la corrispondenza di quell'estasi delle cose che intitolava un mio soggetto della fine degli anni Sessanta, e che avevo mutuato da Clemente Rebora, uno dei grandi amici di Cascella degli anni milanesi, quando nel cielo ambrosiano brillava la costellazione futuristica, con Marinetti, Russolo, Carrà, soprattutto Umberto Boccioni. 'Quella di Clemente Rebora, il grande poeta religioso lombardo, è una delle amicizie e frequentazioni che rendono folto e profondo il mondo culturale di Michele Cascella, poeti, critici, giornalisti, filosofi come Antonio Banfi; alcune, abbastanza sorprendenti. Nella lirica Quassù, di Rebora, si isolano dati assai prossimi al far pittura di Cascella, al suo sentimento del paesaggio' Insomma, trovandosi vicino agli sperimentatori, ' Michele Cascella s'è, costantemente, ispirato ai poeti, cercando di sorprendere quell'estasi delle cose così bene analizzata dal suo amico Rebora; da non confondere con la panicità, o con l'ebrezza alcionia dell'immaginifico Gabriele, genio della sua terra. Se mai, è possibile rintracciare assonanze fra il primo D'annunzio, quello delle novelle, e certi pastelli cascelliani del 1913, come Foce della Pescara: 'Il traboccolo Trinità, carico di fromento, salpò alla volta della Dalmazia, verso sera. Navigò lungo il fiume tranquillo, fra le paranze di Ortona ancorate in fila' Passando quindi pianamente la foce angusta, uscì nel mare''. Vi si riscontrano la stessa precisione, quella nitida semplicità (nell'immaginazione, anzi, manca ogni compiacimento lessicale), che Cascella non avrebbe più abbandonato'. 1982-1984. Oltre che per le mostre retrospettive di Genova, Roma, Ferrara, l'anno è da ricordare per l'uscita di un sostanzioso volume, edito da Etrusculudens e volto all'analisi di un genere usualmente poco considerato dagli esegeti di Cascella: il ritratto. Eppure, dai teneri volti delle sorelle alle Ragazze di Schio, alle dolci immagini della figlia Annussi, l'artista ha sempre rappresentato le persone a lui più vicine con la stessa volontà di possesso e di rivelarne l'intima essenza che dimostra di avere quando dipinge un paesaggio o una veduta urbana. E' questo anche il discorso proposto, pagina dopo pagina, da Adriano Spatola nel saggio che accompagna le opere riprodotte nella monografia. Citando Jung, Propp, Bachelard, Barthes e Levi-Strauss, il critico, muovendo dai quadri di figura e rileggendoli all'interno dell'intera produzione dell'artista, compie infatti una delle più lucide ed intelligenti disamine della pittura cascelliana. 1985-1988. La mostra antologica di Roma, presso le sale di Castel Sant'Angelo, costituisce un momento importante per l'analisi critica dell'opera dell'artista. E' con questa manifestazione infatti che si inizia la catalogazione delle opere del Maestro e si cerca, per la prima volta, di formulare una documentata cronologia della sua vicenda artistica attraverso i reperti bibliografici. Intanto la pittura di Cascella, tutta ormai condotta sul filo della memoria, declina sempre più verso esiti che rinviano ad un mondo onirico, a forme decisamente primitivistiche, quasi simbolicamente arcaiche. E' Paolo Levi, da tempo attento interprete dell'opera cascelliana, a rilegare e motivare, nel catalogo di una delle tante antologiche (Montecarlo, 1988), questa estrema stagione con la complessa storia cascelliana: 'Il suo gusto per il frammento, per la natura morta dalle tinte barocche, per gli improvvisi squarci di cielo e di mare, ci dice molto sulle ragioni di una simile oscillazione tra antico e nuovo, tra identità e divenire: il soggetto è per Cascella quasi un pretesto per poter esercitare la propria sensibilità che sola, di fronte alla temporalità della natura, può conservare la percezione del tempo, del mutamento. Questa sensibilità esuberante, a tratti quasi febbrile, si traduce nella corposità dei colori e nell'impetuosità del tratto che sono elementi distintivi dell'arte di Cascella; la sua è una pittura d'azione, ricca di una dimensione gestuale più che segnica e dunque anche la sua temporalità esula dalla tela per vivere interamente nell'atto, un atto che non ha nulla degli automatismi delle avanguardie, ma è un autocontrollo, coscienza del contorno. L'opera di Cascella è inscindibile da questo rapporto intimo che intrattiene con l'emozione, con l'istante irripetibile di cui è documento. E questo istante è arte, miracolosa coincidenza di abilità e intuizione, di sapienza e fantasia. Michele Cascella sembra abbia la capacità di riprodurre a piacere tali evanescenti equilibri, e questo è il suo grande traguardo, come artista e come uomo'. 1989. Muore a Milano il 29 agosto. |
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