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L'esposizione di Michele Cascella, che presentiamo al Museu Nacional de Belas Artes a Rio de Janeiro e al Memorial da América Latina a São Paulo, evidenzia l'ampiezza del rapporto artistico e culturale che da sempre abbiamo con l'Italia.
Michele Cascella espose a São Paulo per la prima volta nel 1913, assieme
al fratello Tommaso, quando in quella città erano molto rare le esposizioni
di artisti europei. Entrambi molto giovani, avevano però già ricevuto gli elogi della critica internazionale, soprattutto per le mostre realizzate a Roma, Milano e Parigi. L'esposizione di São Paulo ebbe un enorme successo. Vi figuravano anche opere di impronta modernista, come dimostra il bel pastello con barche a vela e pescatori che presentiamo in questa mostra, acquistato nel 1913 da Ephim Henrique Mindlin, padre
del bibliofilo José Mindlin. Molte opere sue furono acquistate in quell'occasione e oggi fanno parte di collezioni pubbliche e private brasiliane.
In quegli anni alcuni artisti e intellettuali muovevano i loro primi passi verso idee moderniste ma fu solo nel 1917, con l'esposizione di Anita Malfatti, che si scatenò la polemica che avrebbe impiantato definitivamente il modernismo in Brasile. Ciononostante, Michele Cascella e suo fratello contribuirono alla divulgazione di nuove tendenze artistiche, portando in Brasile i semi della grande avventura modernista che avrebbe radicalmente trasformato le arti nel XX secolo.
Il Ministero degli Affari Esteri d'Italia, organizzando questa esposizione, vuole sottolineare la permanente presenza italiana nel nostro ambiente culturale. L'esempio di Michele Cascella illustra l'importanza di un rapporto che fece da 'apripista' all'inizio del secolo, articolandosi in un'esperienza artistica ricca che, senza dubbio, crescerà ancor di più con il passare degli anni. |
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